Ogni domenica una parola del nostro mestiere, spiegata a chi fa impresa. Questa è una sigla, e sta scritta su quasi tutti i preventivi che ricevete.
Cosa vuol dire
Un’API è la porta di servizio di un programma. Dalla porta principale entrate voi, con lo schermo, i menù e i bottoni; dalla porta di servizio entra un altro programma, che legge o scrive gli stessi dati senza passare dallo schermo. La sigla sta per «interfaccia di programmazione», e vuol dire solo questo: il modo in cui un programma è fatto per essere usato da un altro programma.
È la cosa che rende possibile quello che nella prima puntata avevamo chiamato «l’ordine dal sito che entra nel gestionale»: il sito bussa alla porta di servizio del gestionale e gli consegna l’ordine, e nessuno lo ricopia. Ogni volta che due programmi si parlano da soli, in mezzo c’è un’API.
Cosa non è
Non è una app. Una app è una porta principale in più, per il telefono. L’API non ha uno schermo: non si apre, non si guarda. Un programma può avere una app e nessuna API, o il contrario.
Non è un sito. Un sito è fatto per essere letto da una persona. L’API è fatta per essere letta da un programma, e risponde con i dati nudi, senza grafica; per questo un programma che «legge il sito» al posto dell’API è fragile, e si rompe alla prima modifica di una pagina.
Non è «esportare in Excel». L’esportazione è una fotografia: un file fatto a mano, vero nel momento in cui lo si fa e vecchio un’ora dopo. L’API è un passaggio aperto, che risponde ogni volta con il dato di adesso. Se qualcuno deve premere un bottone perché due programmi si parlino, in mezzo non c’è un’API: c’è una persona.
Non basta che un programma «abbia le API». È come dire che un edificio ha una porta di servizio: qualcuno deve ancora costruire il corridoio fino all’altro edificio, e il corridoio è lavoro. A volte la porta è chiusa a chiave — l’API c’è, ma il fornitore non la dà —, a volte si paga a parte, a volte lascia entrare a leggere e non a scrivere. «Ha le API» è l’inizio della domanda, non la risposta.
Come si riconosce in azienda
Fatevi una domanda: quali dati passano ogni giorno da un programma a un altro, e come ci arrivano? Se arrivano da soli — l’ordine dal sito nel gestionale, la fattura dal gestionale al commercialista, la spedizione dal gestionale al corriere — quei programmi si parlano da un’API, anche se nessuno ve l’ha mai chiamata così. Se arrivano perché una persona esporta, apre, copia e incolla, la porta di servizio o non c’è, o nessuno ha costruito il corridoio.
Un esempio
Un’azienda che produce conserve nel Tarantino vende ai negozi e, da un anno, anche da un negozio online. Il negozio ha le sue API, il gestionale pure: sono due edifici, ognuno con la sua porta di servizio. Ma per un anno gli ordini del sito sono arrivati per email, e una persona li ha ricopiati nel gestionale ogni mattina, con il prezzo, l’indirizzo e le righe. Il corridoio fra le due porte non l’aveva costruito nessuno, perché «tutti e due hanno le API» era sembrato sufficiente. Costruirlo è un lavoro piccolo, e da quel giorno la mattina cambia.
Da lunedì
Prendete i tre programmi che usate di più e fate a chi ve li ha venduti una domanda sola: «Le API ci sono, sono comprese nel prezzo, e cosa lasciano fare?». Le risposte vi dicono quali collegamenti sono possibili e quali no, prima di qualunque preventivo. Nella scheda Digitalizzazione Imprese i corridoi verso i programmi che usate già passano da un’applicazione tipo console costruita da noi; se volete capire da quale cominciare, il check-up digitale serve a questo.
Il servizio collegato a questo articolo: Digitalizzazione Imprese