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Il check-up digitale gratuito: cosa succede in quell’ora

· 4 min di lettura

Una mano che esce dalla manica di un maglione grigio e scrive su fogli con schizzi di schermate, accanto a un taccuino a spirale e una tazza.
Foto: Green Chameleon · CC0

Una volta al mese, il martedì, usiamo questo spazio per raccontare come lavoriamo. Si comincia dalla cosa che offriamo a tutte le aziende del territorio: il check-up digitale, che è gratuito e che molti, giustamente, guardano con sospetto. «Gratis», nell’esperienza di chi fa impresa, vuol dire quasi sempre «poi vi vendiamo qualcosa».

Ecco allora cosa succede davvero in quell’ora, dal modulo al riepilogo, così decidete voi se vale il vostro tempo.

Perché è gratuito

Per tre ragioni, e nessuna è generosità. La prima: una pagina web non può far vedere come lavoriamo, un’ora in azienda sì, ed è il modo più onesto che conosciamo per farci conoscere. La seconda: noi impariamo qualcosa a ogni visita su come lavorano le aziende di qui, e quel sapere entra in tutto il resto che facciamo. La terza: dire «non vi serve niente» non ci costa nulla, e lo diciamo spesso.

C’è anche una quarta ragione, meno nobile: chi ha fatto il check-up e poi ha lavorato con noi ha cominciato dalla cosa giusta, e un progetto che comincia dalla cosa giusta va bene per tutti e due.

Prima: due minuti di modulo, e una telefonata

Si parte dal modulo: il nome, l’azienda, una riga su cosa vi fa perdere più tempo. Vi ricontattiamo entro un giorno lavorativo per fissare giorno e ora. Se siete in provincia di Brindisi o di Taranto veniamo da voi, perché vedere il lavoro dove succede vale più di qualunque telefonata; altrimenti ci si vede nel nostro ufficio a Francavilla Fontana, o in video.

Prima della visita non vi chiediamo di preparare niente. Nessun documento, nessun elenco di programmi. Quello che serve lo vediamo lì.

I primi dieci minuti: chi fa il lavoro

La prima cosa che chiediamo è di parlare con chi il lavoro lo fa tutti i giorni, non solo con il titolare. Chi inserisce gli ordini, chi fa le bolle, chi risponde al telefono ai clienti. Le domande sono semplici: cosa fate quando arriva un ordine? Dove lo scrivete? E poi? E poi ancora?

Sono domande banali, e sono quelle che in azienda nessuno fa più, perché tutti sanno già la risposta. Noi non la sappiamo, ed è il nostro vantaggio.

La mezz’ora in mezzo: seguire un ordine

Poi ci alziamo. Ufficio, magazzino, produzione, il retro dove sta il server o il computer che nessuno spegne mai. Seguiamo un ordine vero — o un preventivo, o una consegna — dall’inizio alla fine, e contiamo tre cose: quante volte lo stesso dato viene riscritto, dove qualcuno aspetta qualcun altro, e dove un errore arriverebbe fino al cliente.

Gli appunti stanno su un taccuino, e se c’è una lavagna la usiamo. Niente slide, niente presentazione di un programma, niente demo. Non abbiamo un prodotto da mostrare quel giorno: abbiamo domande.

Gli ultimi venti minuti: le tre cose, dette ad alta voce

Alla fine ci sediamo e diciamo cosa abbiamo visto: le tre cose che vi costano più tempo, in ordine. E vi chiediamo se è così. Spesso la risposta sorprende anche chi ci ha chiamato: la cosa che pesa di più non è quella per cui aveva scritto, e qualcuno dell’ufficio lo sapeva da anni senza che nessuno glielo chiedesse.

Se una di quelle tre cose rientra in un bando aperto in quel momento, lo diciamo, insieme a chi si occupa della pratica. Non facciamo consulenza sui bandi, ma sappiamo riconoscere quando vale la pena informarsi.

Cosa vi portate a casa

Entro pochi giorni ricevete per iscritto quattro cose, e restano vostre anche se poi non lavorate con noi.

  1. Tre automazioni possibili. Le tre attività manuali che oggi vi costano più tempo, con il modo concreto per toglierle di mezzo.
  2. Una stima di costi e tempi. Quanto costa farle e quante ore al mese vi restituiscono. Numeri, non promesse.
  3. Da dove partire. L’ordine giusto: prima quello che si ripaga da solo, poi il resto.
  4. Cosa non fare. Conta quanto il resto. A volte la risposta è tenere il foglio Excel e cambiare due passaggi.

Il riepilogo è scritto per essere letto da chi non fa il nostro mestiere. Se contiene una parola che non capite, è un nostro errore, e potete scriverci per farvela spiegare.

Cosa non succede

Nessun preventivo a sorpresa: la stima è nel riepilogo, non in una busta a parte. Nessun contratto da firmare quel giorno, e nessuna telefonata il giorno dopo per chiedere «allora?». Nessun programma installato «per provare». Se il riepilogo vi convince, ci scrivete voi; se decidete di fare da soli, o con altri, il riepilogo serve lo stesso.

Quando non serve

Se in azienda c’è una persona sola che usa un foglio per un lavoro circoscritto, e nessun errore arriva al cliente, il check-up vi direbbe «tenete tutto com’è», e potete arrivarci da soli leggendo i cinque segnali. Se invece quello che vi serve è un sito, o farvi trovare meglio online, è un altro discorso: non è di questo che parla l’ora in azienda.

Da dove cominciare

Dal modulo, che sta sulla pagina del check-up e si compila in due minuti. Vi ricontattiamo entro un giorno lavorativo. Cosa succede dopo l’ora, quando decidete di andare avanti, è scritto su Digitalizzazione Imprese: si costruisce un’applicazione, un modulo, un processo alla volta, e si può cominciare dalla prima delle tre cose che il riepilogo indica.

Il servizio collegato a questo articolo: Digitalizzazione Imprese

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