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Il gestionale per un frantoio: cosa deve fare davvero

· 4 min di lettura

Un cumulo di olive appena raccolte, verdi e violacee con qualche foglia, nella vasca di un frantoio.
Foto: Jebulon · CC0

La campagna olearia dura poche settimane, e in quelle settimane succede tutto insieme. I conferimenti arrivano a ondate, le olive vanno lavorate in fretta, la resa cambia da partita a partita, e la carta resta indietro. Il quaderno alla pesa, il foglio dei lotti, il registro da compilare la sera: tre posti diversi per la stessa oliva.

Un gestionale generico sa fare fatture e magazzino. Quello che un frantoio chiede è un’altra cosa, e conviene saperlo prima di comprarlo o di farselo costruire. Ecco le cinque cose che deve fare da solo, e le tre domande da fare a chi ve lo propone.

1. Il conferimento, scritto una volta sola

Il conferimento è l’ingresso: chi porta le olive, quanti chili, di che varietà, da quale terreno, a che ora. Oggi si scrive sul quaderno alla pesa e poi si ricopia, la sera o a fine campagna. Un gestionale da frantoio lo registra alla pesa — con il peso letto dalla bilancia, dove la bilancia lo permette — e da quel momento il conferimento esiste una volta sola. La ricevuta al conferente, la partita da lavorare e il registro nascono da quella riga.

Per chi molisce conto terzi, la stessa riga dice anche cosa restituire: l’olio del conferente, con la sua resa, oppure quanto concordato.

2. Il lotto, dal campo alla bottiglia

Un lotto è l’olio che nasce da una lavorazione: quali conferimenti ci sono entrati, quando è stato molito, in quale serbatoio è finito, e poi in quali bottiglie. La tracciabilità — che è un obbligo, non una scelta — è esattamente questa catena. Ricostruirla a mano quando l’olio è già in bottiglia è la serata di ricopiature che ogni frantoio conosce.

Il gestionale deve legare ogni passaggio al precedente: dal conferimento alla partita, dalla partita al serbatoio, dal serbatoio all’imbottigliamento. Poi il numero di lotto sull’etichetta racconta la storia da solo, a chi controlla e a chi compra.

3. La resa, subito

La resa — quanti chili d’olio da cento chili di olive — è il numero che il conferente chiede alla pesa, e quello che il frantoio usa per pagare, per restituire e per capire come sta andando la campagna. Se si calcola la sera sul foglio, arriva tardi e ogni tanto sbagliata. Se il gestionale conosce il peso in ingresso e l’olio in uscita per partita, la resa c’è subito: per conferente, per giornata, per varietà.

4. Il registro e i documenti

Il registro dell’olio è telematico e va tenuto aggiornato con carichi e scarichi, con tempi stretti. Un gestionale che conosce conferimenti, lotti e imbottigliamenti ha già tutti i numeri che il registro chiede: diventa un’esportazione, non una seconda compilazione. Lo stesso vale per i documenti di trasporto e per le fatture, che nascono dai dati che ci sono già invece di essere riscritti.

5. La vendita diretta, e il cliente che torna

Chi imbottiglia vende anche: in frantoio, ai visitatori che assaggiano, a chi è tornato a casa e vorrebbe riordinare. Un gestionale da frantoio tiene l’anagrafica di chi ha comprato in azienda e permette il riordino da casa, senza un marketplace che si prende una commissione. Non è la parte obbligatoria. È quella che fa la differenza fra un frantoio che vende agli intermediari e uno che vende il proprio olio con il proprio nome.

Cosa non deve fare

Non deve rifare la contabilità: per quella c’è il commercialista con il suo programma, e il gestionale gli passa le fatture. Non deve essere il sistema da grande industria con dodici moduli di cui ne usate due. E non deve rallentare la pesa: nella settimana piena, se registrare un conferimento costa più di un minuto, torna il quaderno, e a quel punto il gestionale è un costo in più.

Tre domande prima di comprarlo, o di farlo costruire

  1. Conosce il conferimento? Se il programma parte dall’ordine di vendita e non dall’ingresso delle olive, è un gestionale commerciale con l’etichetta «per frantoi». Il conferimento è la prima cosa che deve saper fare, non un modulo aggiunto.
  2. Il lotto lega davvero tutto? Chiedete di vedere, su un lotto qualunque, da quali conferimenti viene e in quali bottiglie è finito. Se la risposta è «lo scrivete voi nel campo note», la tracciabilità la state facendo voi.
  3. Chi lo tiene in vita dopo la campagna? Il frantoio lavora tre mesi l’anno, e in quei tre mesi non può fermarsi. Chi risponde, entro quanto, e chi aggiorna il programma quando cambiano le regole del registro. Se non ve lo dicono prima, chiedetelo.

Comprato o su misura?

Un frantoio che molisce conto terzi e vende sfuso ha bisogno di poco, e forse un programma già pronto basta. Uno che imbottiglia, vende in azienda e a distanza, e ha venti clienti con venti etichette diverse, ha esigenze sue: il pezzo che manca ai programmi pronti è di solito quello che vi fa perdere le sere. Ne abbiamo scritto: il su misura conviene dove il vostro lavoro è diverso da quello degli altri in un punto preciso.

Da dove cominciare

Da un lotto. Prendete l’ultimo che avete imbottigliato e provate a ricostruirne la storia a ritroso: serbatoio, partita, conferimenti, terreni. Contate quanti quaderni e quanti fogli avete dovuto aprire. Quello è il lavoro che un gestionale da frantoio fa da solo.

Se volete capire da dove partire, il check-up digitale gratuito è un’ora da voi, anche in frantoio, nel periodo che scegliete voi.

Il servizio collegato a questo articolo: Digitalizzazione Imprese

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